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Alan Jones non aveva bisogno di essere preso per mano, e alla F1 manca

Il campione del 1980, morto a 80 anni, diede alla Williams il primo titolo con uno stile schietto e autonomo. La sua storia è un'accusa silenziosa alla F1 patinata di oggi.

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5 novembre 2026
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Che tipo di pilota serviva a una squadra giovane per diventare una dinastia? Se lo chiedi a Frank Williams, la risposta era un uomo che non ha mai chiesto di essere consolato. Alan Jones, campione del mondo 1980, è morto giovedì a 80 anni, e lo sport che lascia ha un'idea molto diversa di come debba parlare un campione.

Cos'è successo, in breve

La morte di Jones è stata confermata dalla moglie, Amanda Butler-Davis, in un comunicato diffuso tramite Motorsport Australia. Lei l'ha descritta come arrivata dopo una breve malattia, e lui aveva compiuto 80 anni solo pochi giorni prima. Come riporta CNN Brasil, è stato il primo dei sette campioni piloti della Williams e il secondo campione del mondo australiano dopo Jack Brabham. È ancora l'ultimo.

I numeri del 1980 raccontano di un pilota semplicemente difficile da battere: cinque vittorie, un podio in ogni gara conclusa tranne una, e il titolo davanti a Nelson Piquet. The Guardian osserva che in carriera vinse 12 Gran Premi. Ne disputò 116 in tutto e nel 1985 tornò con la Haas per un epilogo più sommesso.

La frase migliore è di Frank Williams, ed è una critica all'oggi

Secondo il sito ufficiale della categoria, citato da CNN Brasil, Williams diceva che Jones non aveva mai avuto bisogno di sostegno psicologico perché era un tipo molto determinato e deciso. Williams aggiungeva che non aveva bisogno di nessuno che lo coccolasse o lo prendesse per mano, e che non dovrebbe servire chiedere a un pilota se è felice.

Letto oggi, suona quasi eretico. Non pensiamo che il paddock moderno sbagli a occuparsi del benessere dei piloti: è un progresso, e nessuno dovrebbe romanticizzare la sofferenza. Ma c'è, a nostro avviso, un costo reale nel modo in cui la F1 gestisce oggi le parole. I piloti sembrano addestrati ai media, a prova di sponsor e attentamente misurati, e una personalità sinceramente schietta pare trattata come un rischio anziché come un valore. La franchezza di Jones non si fermava all'abitacolo: CNN Brasil aggiunge che, dopo il ritiro, la sua analisi precisa e il suo stile diretto conquistarono i telespettatori australiani.

La Williams nacque su un tipo di pilota, non solo su una macchina

È facile dire che la FW07 abbia fatto il campione. Noi sosteniamo che valga almeno altrettanto il contrario: CNN Brasil descrive Jones come esattamente il tipo di competitore che cercava Frank Williams e, nella nostra lettura, ciò corrispondeva all'identità senza fronzoli della squadra stessa. Jones aveva passato anni alla Hesketh, alla Shadow e altrove, e CNN Brasil osserva che la sua carriera era rimasta piuttosto in ombra fino al passaggio alla Williams nel 1978. Squadra e pilota si somigliavano. Questa affinità, crediamo, è sottovalutata come fonte dei nove titoli costruttori arrivati poi, tra gli anni Ottanta e Novanta.

Lo schieramento di oggi ha talenti superbi, ma ci sembra che le squadre vendano sempre più un marchio prima e una personalità poi. L'affinità tra il temperamento di una squadra e quello del suo pilota è più difficile da vedere quando tutti parlano nello stesso registro prudente.

Cosa dovremmo trarne

Attenzione però alla nostalgia. Jones corse in un'epoca che non dovremmo voler riavere sotto ogni aspetto, e sappiamo poco di come si comportasse fuori pista, oltre alla «personalità inconfondibile» citata nel comunicato della famiglia. Quello che possiamo dire è che il suo palmarès regge da solo: un titolo vinto con una gara d'anticipo, una vittoria nel Gran Premio d'Australia del 1980 a Calder Park (prima che la gara entrasse nel calendario ufficiale del campionato del mondo) che resta l'ultima di un pilota locale, e una carriera proseguita nelle turismo e nell'endurance fino al 2002.

Il nostro verdetto: il miglior tributo che la F1 possa rendergli non è un montaggio video. È lasciare che i suoi piloti tornino a parlare come sé stessi e che le squadre scelgano personalità, non solo curriculum. Jones non ebbe bisogno di un tutore per essere campione. Allo sport ne servirebbero ancora un paio come lui.

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