Il sorteggio di Musetti a Parigi è durissimo, e proprio per questo conta
Hurkacz al primo turno, Zverev in agguato: Parigi chiede a Musetti se il titolo di Lione sia stata una svolta vera o una piacevole deviazione. E mette alla prova la profondità dell'Italia.
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Un brutto sorteggio è una punizione o un esame? Lorenzo Musetti sta per scoprirlo a Parigi, e secondo noi la risposta dirà più sulla sua stagione di quanto possa fare qualsiasi cerimonia di premiazione.
Partiamo dai fatti. Musetti apre l'ultimo Masters 1000 dell'anno contro Hubert Hurkacz, un giocatore che OA Sport descrive come particolarmente pericoloso sulle superfici veloci, capace di mettere in difficoltà chiunque con il servizio. Ci arriva con fiducia: due settimane fa ha vinto l'ATP 250 di Lione, battendo in finale Taylor Fritz, il suo primo titolo ATP in quattro anni. E se supera il turno, il tabellone gli propone Alexander Zverev.
Il confronto è più cattivo sulla carta che nei numeri
Il titolo di OA Sport parla di uno degli esordi peggiori possibili, ed è facile capire perché. Il servizio di Hurkacz è di quelli che riducono una partita a una manciata di punti. Eppure i precedenti sono più interessanti della reputazione. Secondo l'anteprima di OA Sport, è il loro sesto incontro, e le due vittorie di Hurkacz sono arrivate a Wimbledon, nel 2021 e nel 2023, entrambe senza cedere un set. Lontano dai Championships non ha mai battuto Musetti: Hurkacz si è ritirato a Roma nel 2021, Musetti ha vinto a Rotterdam nel 2022 e ancora a Madrid quest'anno. TennisTemple vede Musetti avanti 3-2 nel computo complessivo.
Quindi la storia non è «Musetti contro un avversario irrisolvibile». È «Musetti contro il grande battitore che finora lo ha superato solo sull'erba». A nostro avviso, è un compito molto più ragionevole di quanto suggerisca l'etichetta. Lo confermano anche le classifiche: L'Équipe indica Musetti al 26° posto e Hurkacz al 28° prima del torneo. Somiglia più a un testa o croce con un servizio incorporato che a un'esecuzione.
Quello che guardiamo davvero è il seguito di Lione
Ecco la parte che ci sta a cuore. Musetti è sempre stato il giocatore che ti fa dire «che rovescio» e poi «allora perché non ha vinto?». Lione ha mostrato che un titolo è possibile. Parigi chiede se sia stato un episodio o un metodo. Vincere un ATP 250 con Fritz in finale è una cosa. Ripetersi in un Masters 1000, contro un grande battitore, con Zverev in attesa, è il vero esame.
C'è anche un avvertimento. TennisTemple osserva che a Vienna ha perso quattro giorni prima di questa partita, mentre Hurkacz ha perso a Basilea cinque giorni prima. Musetti ha vinto 7 delle ultime 10, esattamente come Hurkacz. Questo ci dice che nessuno dei due arriva con un percorso perfetto. Lo leggeremmo come un argomento a favore di Musetti, non contro: chi risponde con varietà tende ad amare gli avversari che hanno bisogno di ritmo sul proprio servizio, anche se questa è una nostra lettura, non una statistica.
Il punto onesto è che l'eleganza non vale nulla su un campo veloce se non sopravvive ai primi colpi. Se lo slice e il rovescio a una mano di Musetti riescono a trascinare Hurkacz in scambi lunghi, il sorteggio col senno di poi sembrerà astuto. Se invece finisce sommerso dagli ace in una lotteria di tie-break, impareremo qualcosa sui limiti di questo stile, il che è utile comunque.
Il pubblico italiano a Parigi: profondità o solo numeri?
Musetti non è solo. L'anteprima di Sky di lunedì contava cinque italiani in campo, e il tabellone ha avuto un suo dramma tutto azzurro: un derby Bellucci-Sonego, Cobolli in gara e titoli italiani che parlavano di un sorteggio difficile per Berrettini e Musetti. Darderi, numero 23, esordisce contro Rinky Hijikata, numero 85, reduce da quello che OA Sport definisce un periodo negativo e in cerca di una reazione.
Cinque italiani in campo nello stesso giorno sono già un buon segnale, ma non equivalgono alla profondità. Profondità significa partite di secondo turno, non presenze al primo. Un derby garantisce che almeno un italiano avanzi, il che è comodo per il titolo e irrilevante per la domanda. Misureremmo questo gruppo da quanti saranno ancora in gara mercoledì, e da quale sia il miglior indicatore tra la crisi di Darderi e l'exploit di Lione di Musetti. La nostra previsione è che il risultato si divida: un paio passano, un paio no, e il dibattito resta aperto.
Il nostro verdetto
Considerate questa partita un referendum, ma non crudele. Musetti è classificato appena davanti a Hurkacz, è in vantaggio nei precedenti e ha alle spalle il titolo di Lione. Se vince, Zverev al secondo turno diventa un bonus più che un peso, e il titolo di Lione comincia a sembrare una tendenza. Se perde, non scrivete il necrologio: un esordio difficile nell'ultimo Masters dell'anno è un brutto sorteggio, non un verdetto sulla sua carriera.
Cosa ci convincerebbe? Non necessariamente una vittoria. Una partita combattuta in cui Musetti tiene il servizio sotto pressione e allunga gli scambi sarebbe un segnale migliore di un tie-break vinto per fortuna. Parigi non regala i nervi saldi: li pretende. Staremo a guardare per vedere se Musetti si presenta con quelli.
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