Il titolo di Antonelli dice tanto della Mercedes quanto di Kimi
A 20 anni Kimi Antonelli è a pochi punti dal diventare il più giovane campione della F1. Brillante, sì, ma il modo in cui sta accadendo impone domande più dure su Mercedes e sullo sport.
Immagine generata con l'IA
Si può essere un campione meritato ed essere comunque un sintomo? Noi pensiamo di sì, e Kimi Antonelli sta per dimostrarlo. Un pilota che a Città del Messico si è qualificato quarto ha bisogno di soli due punti per chiudere il Mondiale 2026 con quattro gare di anticipo. Partire quarto non è la notizia. Lo è il fatto che gli serva quasi nulla dalla gara.
Cosa dicono i numeri
Come riporta Leggo, Antonelli è arrivato in Messico in testa con 365 punti, davanti al compagno di squadra alla Mercedes George Russell a 242 e a Lewis Hamilton a 241. C'erano ancora 125 punti in palio. Secondo l'ANSA, basta il nono posto, e va bene anche il decimo se Russell non vince. Potrebbe perfino chiudere a secco, purché né Russell né Hamilton vincano. Hamilton ha conquistato la pole e Antonelli è partito quarto.
Al momento in cui scriviamo, la gara era sospesa con bandiera rossa a 25 giri dalla fine, dopo un cedimento strutturale sulla Cadillac di Valtteri Bottas. Davanti c'era Verstappen, Leclerc era secondo, Antonelli terzo e un Hamilton furioso quarto. Qualunque cosa accada alla ripartenza, l'aritmetica ha già fatto la maggior parte del lavoro. Se conquisterà il titolo, diventerà anche il primo campione italiano in 73 anni e, secondo Nation Press, batterà il record di Sebastian Vettel del 2010 come il più giovane di sempre.
Il talento è reale, ma non è tutto
Siamo giusti, prima di tutto. Nessuno vince nove gare in una stagione per caso. La diretta di Formula Passion ha descritto la sua gestione delle gomme in Messico come eccezionale: ha fatto un lungo primo stint a ritmo costante ed è stato l'ultimo a fermarsi ai box. Non è un ragazzino che resiste a fatica. È un pilota che sa leggere una gara.
Ma un vantaggio di 123 punti raramente lo costruisce un pilota da solo. Sospettiamo che lo costruiscano una macchina, una squadra e un regolamento che premiano chi lo ha decifrato per primo. Non possiamo dire con precisione cosa renda la Mercedes così forte quest'anno, e non faremo finta del contrario. Possiamo dire che, quando Russell nella stessa squadra è a 123 punti e a Austin è stato solo ottavo, il titolo parla della Mercedes almeno quanto di un ragazzo di 20 anni.
Il vero merito della Mercedes è la gestione
Qui prendiamo le distanze dalla facile narrazione dell'eroe. Affidare a un adolescente un sedile da lotta per il titolo e mantenerlo lucido per tutta la corsa al Mondiale è un'impresa gestionale. Antonelli ha detto di aver dormito profondamente la notte prima della gara e, durante la sospensione con bandiera rossa, le telecamere lo hanno ripreso sorridente mentre parlava con il suo ingegnere, Peter Bonnington. Per noi, è una squadra che protegge la testa di un giovane pilota, e merita tanto riconoscimento quanto i suoi tempi sul giro.
Solleva anche una domanda alla quale, crediamo, il paddock dovrà rispondere: quanto può essere competitivo uno sport in cui un titolo è di fatto deciso con quattro gare ancora da correre? I rivali possono dire di essere stati battuti lealmente, e probabilmente è così. Eppure una stagione in cui il campione può chiudere decimo, o addirittura senza punti, e festeggiare lo stesso non è una stagione di tensione. A nostro avviso è un problema di regole e regolamenti, non un problema di Antonelli, e preferiremmo che la F1 non liquidasse la questione con una scrollata di spalle solo perché la storia è affascinante.
È pronto? Probabilmente più dello sport
La tesi del nostro titolo non va letta come una critica. Pensiamo che Antonelli sia pronto per il titolo; la domanda aperta è se le prossime stagioni siano pronte per lui. Un campione a 20 anni porta con sé un record, le aspettative di un Paese e, probabilmente, un compagno di squadra che vorrà reagire. Il nostro verdetto: festeggia il ragazzo e riconosci alla Mercedes il merito di aver costruito l'ambiente intorno a lui. Ma tieni d'occhio il regolamento. Se il vantaggio iniziale di una sola squadra può decidere un campionato con tanta comodità, anche chi scrive le regole merita una parte dei titoli.
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