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Redazione Sportsfera
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Il blackout della LaLiga in Cina è reale, e la buona volontà è un pessimo piano d'affari

La CCTV non trasmette partite della LaLiga dal caso del meme di Mbappé. La strategia cinese della lega poggia su un rapporto che un'intervista può spegnere, e serve un piano B.

Pubblicato
1 novembre 2026
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Immagine generata con l'IA

Quanto valgono anni di paziente costruzione di un mercato se la risposta a una sola intervista può spegnerlo? A quanto pare, circa una settimana di palinsesto. L'emittente di Stato cinese ha davvero oscurato la LaLiga, e la lega dovrebbe leggerlo come un avvertimento, non come un episodio isolato.

Il caso è nato quando Kylian Mbappé ha detto in un'intervista che uno dei suoi meme preferiti metteva la sua faccia al posto di quella di un dittatore cinese, senza nominare Mao Zedong, la cui immagine compare nel montaggio. Come riporta Público, la CCTV ha sospeso lunedì le trasmissioni della LaLiga e da allora non ha mostrato nessuna partita del fine settimana, né quelle di venerdì e sabato né quelle previste per domenica sera, ora locale.

Sono arrivate le scuse di Mbappé, in francese, cinese e inglese, e della LaLiga, il cui presidente Javier Tebas ha inviato una lettera a China Media Group. La CCTV ha confermato di averla ricevuta ma, secondo El Mundo, non ha detto se fosse sufficiente né quando le trasmissioni riprenderanno. Tre aziende cinesi hanno inoltre interrotto i loro accordi con il giocatore.

Il danno vero è il precedente, non il giocatore

La lettura facile è che sia un guaio di Mbappé e un problema del Real Madrid. Secondo noi non coglie il punto. La sospensione riguarda l'intera lega, non solo le partite che lo coinvolgono. Un prodotto di diritti che l'osservazione di un singolo giocatore può far sparire da una grande piattaforma è un prodotto il cui valore è ostaggio di fattori che nessuno nella lega controlla.

Nota anche cosa raccontano le cronache sul fronte delle piattaforme. Migu, partner digitale esclusivo della LaLiga in Cina fino al 2029/30, ha mantenuto quasi tutto il palinsesto del fine settimana, secondo La Capital. È un cuscinetto utile. Ma la stessa fonte dice che Racing de Santander-Real Madrid mancava dal programma e che neppure le gare precedenti del Real Madrid in stagione vi compaiono. L'unico accordo che resiste viene dunque già sfoltito attorno al Madrid.

È questa la parte scomoda: forse il club che più fa per vendere la LaLiga all'estero è quello che viene tolto dalla vetrina.

La buona volontà non è un contratto

A nostro avviso, la proposta della LaLiga in Cina si regge molto sulle relazioni: rispetto, lettere, diplomazia. Va tutto bene, e la lettera di scuse era la mossa giusta. Ma la buona volontà ha una caratteristica che i contratti non hanno: l'altra parte può ritirarla senza violare nulla e senza dire quando potrebbe tornare. Il ministero degli Esteri di Pechino ha evitato di chiarire il futuro delle misure, il che dà un'idea della chiarezza che la lega può aspettarsi.

Crediamo che la lega abbia trattato la Cina come un motore di crescita quando in realtà è un privilegio concesso. I diritti digitali esclusivi fino al 2029/30 sembrano solidi, ma il fine settimana mostra quanto poco un contratto lungo ripari da decisioni prese altrove, da altri, di lunedì.

Un piano B significa distribuire il rischio, non lasciare la Cina

Non diremmo alla LaLiga di abbandonare la Cina. Il pubblico c'è e andarsene sarebbe probabilmente un regalo ai rivali. Ma tre cose ci paiono sensate:

  • Smettere di puntare su una star o su un club come volto del mercato. Distribuire il racconto tra più rose, così che la prossima polemica non travolga l'intera vetrina.
  • Costruire canali diretti con i tifosi che non dipendano dal palinsesto di un unico guardiano, e misurare quanti ricavi cinesi sopravvivrebbero a un blackout più lungo.
  • Corteggiare altri mercati in crescita con la stessa energia, così che la Cina sia un pilastro e non il pilastro.

Nulla di tutto questo è glamour. Ma è ciò che separa una strategia di crescita da una scommessa sulla crescita.

La speranza non è una voce di bilancio

L'uscita di Mbappé è stata incauta, e le scuse erano la risposta giusta. Ma la lezione duratura riguarda il consiglio di amministrazione della LaLiga: una strategia che un'emittente di Stato può mettere in pausa per un'intervista non è una strategia, è un favore. Speriamo pure che il segnale torni presto. Ma non fare il budget come se dovesse tornare.

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