Il vero problema dello United non è il Como: è uno spogliatoio che litiga in pubblico
Fernandes accusa lo staff, Rooney attacca i giocatori, Carrick dice che non ci sono divisioni. Il 4-1 di Como ha mostrato un vuoto di leadership che nessun ritocco tattico colmerà.
Immagine generata con l'IA
Un capitano può avere ragione sul pressing e sbagliare a dirlo davanti alle telecamere? È la domanda scomoda con cui il Manchester United fa i conti dopo la sconfitta per 4-1 in Champions League a Como e, a nostro avviso, la risposta dice più sul club che sul punteggio.
I fatti sono semplici. Come riporta Sky Sports, Bruno Fernandes ha detto a TNT Sports che la scelta di non pressare a uomo veniva «dallo staff» e che «spetta all’allenatore e allo staff accorgersene, non a me». Carrick ha replicato che, qualunque sia la tattica, «se non rientri correndo, non vinci», mettendo in dubbio l’intensità dei suoi giocatori. Lo United è senza vittorie da sette partite e Wayne Rooney, a The United Stand, ha definito egoisti i giocatori, sostenendo che le critiche precedenti di Lisandro Martinez alla campagna acquisti fossero «l’inizio» della disgregazione dello spogliatoio.
L’argomento tattico regge; il luogo è l’errore
Fernandes potrebbe avere un punto. Il Como ha messo insieme 594 passaggi, il dato più alto contro lo United in una gara di Champions dai tempi del Barcellona nel 2019, e una squadra che si abbassa e regala il pallone finisce per essere trascinata di qua e di là. La replica di Carrick, ossia che lo United nel secondo tempo ha pressato a uomo solo a metà e ha subito gol proprio così, suggerisce che il piano fosse confuso, non che una parte avesse semplicemente ragione.
Ma quel dibattito andava fatto nella sala video. Farlo davanti alle telecamere di TNT e Sky, subito dopo una batosta, trasforma un disaccordo tattico in uno scaricabarile. Il compito di un capitano è assorbire la pressione per il gruppo, non girarla all’allenatore. Carrick dice che terrà «quell’ombrello» perché tutti gli altri restino all’asciutto. Fernandes, di fatto, ha chiuso il suo.
Rooney ha ragione sulla diagnosi, ma sbaglia a personalizzarla
Crediamo che il punto centrale di Rooney regga: le frecciatine pubbliche sono contagiose. Prima Martinez ha puntato il direttore tecnico Jason Wilcox dopo la sconfitta con l’Atlético Madrid, poi Fernandes ha puntato gli allenatori. Due senatori in due settimane sono uno schema, non un caso. «Egoisti» è però una parola dura e lascia il club fin troppo in pace. Se i giocatori si sentono liberi di parlare così, probabilmente è perché nessuno sopra di loro ha fissato un limite. Carrick non ha voluto confermare se abbia parlato con Fernandes e, secondo TEAMtalk, il gesto è rimasto impunito.
È questo il vuoto. L’allenatore insiste che «non è diviso», ma in un’introduzione di oltre cinque minuti ha ammesso: «Abbiamo perso la strada». Intanto, secondo TEAMtalk, il club sarebbe in «guerra civile» sul suo successore, con Christopher Vivell che preferirebbe Julian Nagelsmann e Wilcox che vorrebbe esperienza di Premier League. Va letto come una indiscrezione, non come un fatto. Ma se anche solo metà fosse vera, i giocatori vedono che chi sta sopra Carrick non è unito nemmeno lui.
Carrick non può risolvere tutto da solo e il Bournemouth non deciderà nulla
L’appello di Carrick all’umiltà dell’era Ferguson è sentito, e la sua rabbia dopo la partita sembrava autentica. Ma evocare il passato è proprio ciò che Fernandes ha rifiutato dicendo che il club si concentra troppo su ciò che ha fatto prima. È possibile che abbiano entrambi in parte ragione: i giocatori si nascondono dietro la storia e il piano dello staff era troppo passivo.
Ciò che servirebbe è noioso e poco glamour: una conversazione privata che resti privata, un messaggio chiaro su chi parla e quando, e un sostegno visibile dei vertici, sia per Carrick sia per un cambio. Mettere da parte Fernandes o togliergli la fascia darebbe un segnale, ma rischia di far salire la tensione in un club già a corto di calma.
Il nostro verdetto: la partita di domenica con il Bournemouth conta, ma una vittoria rinvierebbe soltanto la discussione. Finché i leader dello United non risolveranno i dissidi a porte chiuse, non importerà se il pressing sia alto o basso. Uno spogliatoio che si dibatte davanti alle telecamere sta già perdendo, e Carrick, che ora appare la voce principale a difenderlo, non può vincere questa battaglia da solo.
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