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Galliani per la FIGC: la Serie A vuole il controllo, non le riforme

I club di Serie A sondano Adriano Galliani per sfidare Giovanni Malagò. Sembra una mossa di potere, ma al calcio italiano serve più un progetto che un nome illustre.

Pubblicato
24 ottobre 2026
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Quando chi ha costruito un presidente gli si rivolta contro nel giro di pochi mesi, stiamo assistendo alla ricerca di un calcio migliore o di un presidente più docile? Il corteggiamento della Serie A ad Adriano Galliani per l'elezione della FIGC, a noi, sa di seconda ipotesi.

Cos'è successo

L'assemblea generale della FIGC è fissata per il 14 dicembre. Fino a poco tempo fa, come riportava Football Italia, Giovanni Malagò sembrava destinato a essere l'unico candidato. Ora le cose sono cambiate. Secondo La Gazzetta dello Sport, ad aprile la Serie A aveva sostenuto Malagò quasi all'unanimità, ma il consenso si è raffreddato e poi frammentato. Un gruppo di club ha ora sondato Galliani, ex dirigente di Milan e Monza, che ha lasciato la porta aperta, a patto di avere programmi e numeri concreti.

Le lamentele dei club sono precise. Come riassume Livescore, non gradiscono che le decisioni più importanti siano state prese senza consultarli, a cominciare da Roberto Mancini come ct della Nazionale, quando in molti volevano Antonio Conte. La Serie A dovrà schierarsi a maggioranza prima della scadenza del 4 novembre per la presentazione delle candidature. Malagò dice di aver già parlato con 13 presidenti e che tutti gli garantiscono il loro appoggio. A La Repubblica ha detto di non lasciarsi scoraggiare dalle voci di resistenza e che, con il dialogo, il consenso si può perfino costruire.

La protesta riguarda l'accesso, non un programma

Rileggi l'elenco delle rimostranze dei club: l'allenatore, il capo delegazione, il segretario generale, perfino i team manager delle giovanili. Ogni voce riguarda chi ha voce in capitolo sulle nomine. Nessuna parla di sviluppo dei giovani, stadi, calendario o conti. È una disputa su chi tiene la penna.

Nemmeno la difesa di Malagò è molto più convincente. Parla di armonia, dialogo e unità. L'unità è una bella parola, ma non è una politica. Secondo noi i due schieramenti litigano per la stessa cosa, solo con una veste diversa.

Galliani è un curriculum, non un piano

Il curriculum non va sminuito. La Gazzetta elenca 29 trofei in 31 anni al Milan, la scalata del Monza dalla Serie D alla Serie A e incarichi precedenti ai vertici della Lega. È un ottimo palmarès nella gestione di club e leghe.

Ma proprio un percorso alla guida di una lega è il problema, se il ruolo è quello di presidente della federazione. La FIGC deve bilanciare la massima serie con Serie B, Serie C, dilettanti, calciatori e allenatori. Un candidato che arriva come scelta della Serie A, con le altre componenti chiamate ad allinearsi, parte dalla posizione di un singolo portatore di interessi. La Gazzetta descrive proprio questa sequenza: prima un ampio sostegno della Serie A, poi calciatori e allenatori, infine le categorie inferiori. A nostro avviso è una struttura dall'alto verso il basso e difficilmente può essere neutrale.

La precisazione dello stesso Galliani, cioè che la sua disponibilità dipende da programmi e numeri, è la frase più interessante di tutta la vicenda. È l'unico momento in cui qualcuno nomina un piano. I club dovrebbero essere invitati a renderlo pubblico prima del voto.

Cosa può e non può rivendicare Malagò

Per correttezza verso Malagò: il suo percorso è stato accidentato. Secondo Football Italia è stato eletto a giugno dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate dopo la mancata qualificazione dell'Italia al Mondiale 2026. Poi ha dovuto lasciare per un cavillo, dato che non era tesserato FIGC, ed è tornato come commissario. Al primo scrutinio ha ottenuto il 68,58%, stando alla FIGC. È un mandato reale, anche se le carte erano state trattate con superficialità.

La sua spiegazione della vicenda dell'allenatore mostra inoltre un leader che personalizza le decisioni. Dice di aver voluto Mancini fin dall'inizio e racconta la rottura con Paolo Maldini sulla candidatura di Andrea Pirlo, il cui contratto come ambasciatore di una società di scommesse russa nessuno dei due conosceva. Raccontarlo con tanta franchezza va a suo merito. Ma il rilievo dei club, ossia che le scelte importanti sono state prese in solitudine, non è infondato.

Il nostro verdetto

Una sfida è sana solo se costringe a presentare un programma. Vorremmo vedere entrambi, prima del 4 novembre, mettere nero su bianco come intendono gestire il vivaio della Nazionale, il rapporto con le categorie inferiori e le regole di governance che permettono a una federazione di essere fatta deragliare da un cavillo sul tesseramento. Se la Serie A sostituisce Malagò con Galliani solo perché vuole una linea telefonica più amichevole, nulla sarà stato riformato, ma solo riassegnato. Se deve scegliere, i club dovrebbero appoggiare chi si impegna a riforme misurabili, e i tifosi dovrebbero considerare "unità" ed "esperienza" semplici slogan finché qualcuno non mostra il piano.

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