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Redazione Sportsfera
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La difesa di Hamilton a Singapore mostra che la Ferrari ha un problema di autorità

Due settimane dopo aver ignorato il muretto, Hamilton dice che mettere in discussione le convenzioni è il suo lavoro. Un buon istinto, ma pericoloso se nessuno sa chi ha l'ultima parola.

Pubblicato
22 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

Chi decide alla Ferrari quando compare una Virtual Safety Car: il muretto o il sette volte campione del mondo nell'abitacolo? Dopo Singapore, e dopo quanto detto da Lewis Hamilton ad Austin, non possiamo ancora dirlo con certezza. Questa è la vera storia, più del risultato.

Ecco cosa è successo. Come riporta Sky Sports, Hamilton era terzo al giro 39 su 62 quando è uscita la VSC. La Ferrari ha richiamato entrambe le vetture ai box. Lui è rimasto in pista, ha sofferto il degrado delle gomme ed è sceso al sesto posto, dietro a Kimi Antonelli e alle due McLaren. Si è scusato via radio e in un comunicato del team.

Prima del weekend di Austin, Hamilton è andato oltre. Secondo Motorsport.com, ha detto che un secondo e un terzo posto non gli bastavano, che voleva una strategia diversa da quella di Leclerc e che il suo compito non è limitarsi a seguire la linea stabilita, ma continuare a spingere il team e se stesso. Ha aggiunto di non credere che dietro le quinte sia cambiato qualcosa nel loro rapporto di lavoro.

Assumersi l'errore e difendere l'abitudine sono due cose diverse

Va dato merito a Hamilton: si è assunto subito la responsabilità. Jenson Button di Sky ha elogiato la rapidità delle scuse, e siamo d'accordo che sia stato il modo giusto di gestire la cosa. Nessuno può accusarlo di nascondersi.

Ma rileggiamo i commenti di Austin. Ammette che stavolta non ha funzionato e di aver capito quasi subito che probabilmente era la scelta sbagliata. Eppure il messaggio di fondo è che non ha intenzione di rinunciare a quell'approccio, perché fa parte di come è arrivato dove è arrivato. È una difesa del principio, non solo delle scuse per l'esito. E in uno sport di squadra pensiamo che il problema sia proprio il principio. Un pilota che tratta la chiamata del muretto come un parere tra gli altri si è fatto, in silenzio, stratega.

C'è poi uno scarto tra i racconti. Hamilton ha detto di essere in avvicinamento all'ingresso box, di non sapere che Leclerc stesse rientrando e di aver deciso in una frazione di secondo di restare fuori. Il suo comunicato del giorno della gara diceva che aveva mancato l'ingresso. Vasseur ha detto a F1 TV: «Gli abbiamo chiesto di chiamare e non l'ha fatto». Il sito italiano FormulaPassion ha notato che le versioni di Vasseur alla stampa si contraddicono in parte. Non lo chiameremmo uno scandalo, ma una squadra che non si è ancora messa d'accordo sul proprio racconto di una decisione presa in una frazione di secondo.

Il deficit di fiducia vale in entrambe le direzioni

Naomi Schiff di Sky ha offerto la lettura più utile. Non si è detta sorpresa, perché pilota e squadra hanno perso un po' di fiducia reciproca su certe decisioni, e ha indicato una scelta sbagliata dal team la settimana prima. Button non era d'accordo e ha detto che era semplicemente una decisione di Hamilton in gara. Entrambi possono avere in parte ragione, ed è questo il nostro punto.

Le due vetture hanno corso con strategie diverse, Hamilton con le medie e Leclerc con le morbide, una divisione che secondo Vasseur la Ferrari sperava potesse aiutarla a sfidare Verstappen. Hamilton si è poi ritrovato dietro al compagno con una gomma più lenta e, a suo dire, ha perso molto tempo. Se sei Hamilton, è un motivo per pensare che il piano non ti permetta di sfruttare al meglio la macchina. Se sei la Ferrari, è un motivo per dubitare di un pilota che improvvisa sotto pressione. Ciascuno ha una lamentela legittima e, per quanto ne sappiamo, non esiste un processo chiaro per risolverla durante la gara.

Cosa deve sistemare la Ferrari prima che costi una lotta per il titolo

La classifica mostra il costo. Hamilton ha lasciato Singapore a 111 punti dal leader Antonelli, con solo otto punti di margine su Verstappen. Un podio perso non è una catastrofe. Un'abitudine a perdere podi lo sarebbe.

La nostra opinione: la Ferrari ha bisogno di una risposta scritta, noiosa, a «chi decide in caso di VSC?». Magari il pilota ha un veto chiaro solo se lo dice via radio prima dell'ingresso ai box. Magari la chiamata del muretto è definitiva. Va bene l'una o l'altra. Non funziona l'ambiguità attuale, in cui l'istinto di un campione e le simulazioni di una squadra si scontrano in una frazione di secondo all'ingresso della pit lane.

Hamilton ha ragione: i grandi piloti mettono in discussione le convenzioni. Ha torto se pensa che questa sfida appartenga all'ingresso dei box e non alla riunione del giovedì. Vasseur ha detto che la squadra deve concentrarsi sul futuro. Noi cominceremmo stabilendo a chi spetta la prossima decisione in VSC, perché si ripresenterà.

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