Lo sfogo di Kerr sul flopping mostra una NBA che rincorre le proprie stelle
La battuta di Steve Kerr sulla «No B******* Association» non riguarda le buone maniere. Riguarda una lega che premia la sceneggiata e poi si stupisce che migliori.
Foto: Chensiyuan / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
Ecco una domanda legittima per qualsiasi lega che ha appena dichiarato guerra al flopping: se la stretta funziona, perché sono tutti più arrabbiati di prima?
A malapena una settimana dopo l'inizio della stagione 2026-27, Steve Kerr ci ha regalato la citazione della giovane annata. Prima della vittoria dei Warriors sui Timberwolves, ha detto che la NBA dovrebbe essere la «No B******* Association», come riportato da HITC. Nella sua lista di colpe c'erano flopping, trattenute, ganci e scontri contro i blocchi «e comportarsi come se fossero stati investiti da un'auto». La sua diagnosi: «I giocatori fanno i furbi e noi gli corriamo dietro senza mai passare in vantaggio».
Lo sfondo è una nuova linea di arbitraggio che permette agli arbitri di fischiare falli tecnici per i flop. Secondo ABC7, in una sola partita sono stati fischiati tre tecnici di fila per flopping a giocatori di Lakers e Trail Blazers, tutti contro difensori. L'allenatore dei Timberwolves, Chris Finch, ha detto che la lega ha sbagliato, perché quei fischi ricadono sulla difesa, mentre i tifosi vogliono che sparisca la provocazione in attacco. Kerr ha aggiunto che i Warriors hanno inviato alla lega dei video chiedendo che cosa conta come flop e che cosa come blocco illegale.
È un problema di incentivi, e Kerr lo sa
La lettura facile è che Kerr brontoli dopo una sconfitta. Ha detto, in effetti, che i Grizzlies facevano flopping su «ognuno» dei sei fischi per blocco illegale contro Golden State. Ma la frase più tagliente è quella sull'essere sempre indietro. Un giocatore che vende il contatto ottiene tiri liberi o uno stop. Un giocatore che viene beccato rischia un tecnico. Se il primo guadagno è più grande e più probabile della seconda sanzione, un giocatore razionale continua a fare flopping.
Per questo pensiamo che «problema di carattere» sia la cornice sbagliata. Nessuno ha bisogno di una lezione sull'onestà. Serve un regolamento che renda la sceneggiata una cattiva scommessa. Oggi non lo è, e i primi segnali suggeriscono che la nuova linea possa aver peggiorato le cose, alzando il prezzo per le persone sbagliate.
Punire i difensori è la strada facile
La protesta di Finch coglie il vero difetto. I flop difensivi sono visibili, rapidi da giudicare e raramente decidono il numero di tiri liberi di una partita. La provocazione in attacco cambia i conti di un possesso e, su una stagione, quelli dei punti di una stella. Finch ha criticato i tiri liberi concessi a Shai Gilgeous-Alexander e l'arbitraggio nei confronti di Jamal Murray nella serie di aprile scorso, e Kerr ha puntato il dito contro i «trucchi» offensivi usati dai grandi realizzatori per accumulare tentativi.
A nostro avviso la lega ha scelto il bersaglio meno controverso, non quello più importante. Fischiare un difensore che crolla dopo una spallata è semplice. Fischiare un attaccante che cerca il contatto significa sfidare i giocatori che la lega promuove di più. È proprio questa tensione a rendere l'applicazione selettiva, e Kerr l'ha detto: la linea «sembra riguardare solo certe azioni».
Il resoconto di HITC cita anche un rookie, Yaxel Lendeborg, che nella serata inaugurale ha accusato pubblicamente Luka Doncic di andare a caccia di fischi. Va letto come un sintomo, non come una sentenza. Quando i rookie si sentono liberi di dirlo ad alta voce, lo spogliatoio ha già concluso che il sistema lo premia.
Che cosa dovrebbe fare la lega
Prima cosa, definire l'infrazione. Se sono gli stessi arbitri a non saper dire che cos'è un flop, i giocatori metteranno alla prova ogni margine, e la richiesta di Kerr di chiarezza su blocchi e flop è il minimo che una lega dovrebbe garantire. Seconda, puntare alle azioni che cambiano il possesso: il contatto costruito che produce tiri liberi. Terza, usare la revisione video a posteriori, con multe e sanzioni crescenti che non dipendano da un arbitro che indovina in tempo reale. Sono suggerimenti nostri, non qualcosa che la lega abbia annunciato.
Una cautela. Kerr non dà la colpa agli arbitri. Il titolo di fadeawayworld.net sulle sue dichiarazioni dice che li ha difesi lanciando al tempo stesso un severo monito, e noi lo leggiamo allo stesso modo: vuole arbitri messi in condizione di dire «questa non ce la beviamo», non lasciati soli da criteri incoerenti. Un fischio che cambia da una sera all'altra non è applicazione della regola, è rumore.
Verdetto
Kerr ha ragione sul principio e Finch ha ragione sul bersaglio. La NBA non ha tanto un problema di flopping quanto un problema di credibilità: ha annunciato una stretta, l'ha applicata ai bersagli più facili e ha lasciato in pace la sceneggiata redditizia. Finché il trucco più economico non smetterà di essere la giocata più furba, aspettiamoci altri soprannomi, altri video inviati a New York e altre partite decise da chi la vende meglio. Se la lega vuole risolvere il problema, dovrebbe smettere di sorvegliare la recita e iniziare a tassare il guadagno.
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