Il braccio rotto di Martín regala a Márquez un titolo che deve ancora meritarsi
La caduta di Jorge Martín a Phillip Island danneggia gravemente una lotta per il titolo che meritava di meglio e mostra quanto sia sottile il margine nelle battaglie MotoGP dell'era sprint.
Foto: Box Repsol / Wikimedia Commons (CC BY 2.0)
È ancora una lotta per il titolo se uno dei due contendenti esce in barella all'ottavo giro? È la domanda scomoda che resta alla MotoGP dopo Phillip Island, dove il miglior duello del campionato è finito proprio quando stava diventando bello.
Ecco cosa è successo. Nella sprint di sabato, Jorge Martín e Marc Márquez si sono scambiati più volte il comando, finché Martín è caduto alla curva 8 all'ottavo giro su 13, secondo Fox Sports. Ha vinto Márquez, e uno svantaggio di due punti è diventato un vantaggio di 10. Il primo timore era una frattura di radio e ulna. Poi una TAC ha confermato soltanto una frattura composta del radio distale, e Martín resta nella regione con lo sguardo rivolto a Sepang.
Il titolo non è chiuso, ma le quote sono cambiate
Motorpasión Moto si è affrettato a dichiarare che Márquez sarà campione. Noi pensiamo sia prematuro, e i fatti consigliano cautela. La diagnosi ha risparmiato a Martín un intervento immediato, cosa che i primi resoconti non lasciavano prevedere. Un rientro in Malesia è possibile, in attesa del via libera medico. Dopo l'Australia mancano quattro gare, e Márquez ha dimostrato quanto possa essere fragile: nello stesso weekend è caduto al primo giro di qualifica.
Resta comunque importante essere realisti. Correre su uno dei circuiti fisicamente più impegnativi dello sport con una frattura fresca al braccio destro non è la strada per vincere qualcosa. Anche un rientro servirebbe probabilmente a limitare i danni. La nostra lettura è che le chance di titolo di Martín siano passate da favorito a outsider, e che Márquez sia ora il netto favorito, non ancora il campione.
L'aggressività è il prodotto, e ha un prezzo
Márquez ha descritto il duello come «aggressivo, ma dentro il limite». Neil Hodgson, secondo MotoGP News, ritiene che Martín sia stato «avido» e che l'abbia pagata. Entrambe le opinioni contengono un po' di verità. Per ammissione dello stesso Márquez, Martín si prendeva molti rischi e tirava un po' troppo la moto, e continuava comunque a cercare di passare e scappare.
Ma il punto vero è strutturale. Una sprint è breve e ogni punto vale la pena di essere inseguito. Lo stesso Márquez ha detto che stava cercando di prendere 12 punti e che gli sembravano più dei tre che separano il primo dal secondo. Quando un campionato è così serrato, il formato premia il pilota che attacca per primo e con più forza, e lo fa in una curva ferocemente veloce. Nessuno ha fatto nulla di scorretto. È proprio questo che dovrebbe preoccuparci. Una lotta pulita è finita comunque con un braccio rotto, e il rischio sembra incorporato negli incentivi, non nel giudizio di un singolo pilota.
Aggiungiamo che l'anno di Martín con l'Aprilia è stato un catalogo di guai fisici. Inkl lo conta come il suo quinto incidente grave da quando è arrivato nel team. Un pilota che rientra da infortuni ripetuti probabilmente sente la pressione di far valere ogni attacco, e questo rende ogni attacco più rischioso.
Un ottavo titolo per sfinimento lascerebbe l'amaro in bocca
Márquez non è il cattivo di questa storia, e sarebbe ingiusto trattarlo come tale. Era a 102 punti di distanza dopo sette gare e ha saltato due Gran Premi per riprendersi da un'altra operazione. Tornare in lotta è l'impresa. Anche la vittoria nella sprint è stata meritata: per ammissione sua, Martín era un po' più veloce, e Márquez ha comunque tenuto.
Ma il modo in cui finisce un titolo conta per come lo si ricorda. Márquez ha detto di essere stato fuori dai giochi nella prima parte della stagione e che un altro campionato non cambierebbe ciò che prova a fine carriera. Se lo conquisterà perché l'unico rivale in grado di tenergli testa è infortunato, la storia parlerà del distacco, non della gloria. La sprint è stata la gara dell'anno. Il titolo, se si deciderà in questi termini, sarà ricordato come quello che non ha mai avuto il suo scontro finale.
Il nostro verdetto
Non incoronate ancora Márquez. Tenete d'occhio il via libera medico di Martín per Sepang, perché decide se questa è una lotta o una formalità. E alla MotoGP diciamo: godetevi le battaglie, ma iniziate a chiedervi se i punti del formato breve spingano i piloti verso un rischio che costa allo sport i suoi duelli migliori. Il campionato merita un finale in pista, non in un ospedale di Melbourne.
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