I 69 minuti di Camarda sono il vero verdetto del Milan sui giovani
Il Milan ripete di credere nel suo centravanti di 18 anni, ma Camarda ha giocato 69 minuti su 900. La fiducia deve vedersi in campo, o altrove.
Immagine generata con l'IA
Quanto vale una promessa se non si può misurare in minuti? Al Milan il banco di prova è Francesco Camarda. Il club continua a ripetere di credere nei suoi giovani. I numeri raccontano altro.
Secondo la Gazzetta, l'attaccante di 18 anni ha collezionato tre presenze nelle prime dieci partite del Milan nella stagione 2026-27. In tutto fanno appena 69 minuti, con una sola partita da titolare. A Bournemouth, Ruben Amorim gli ha preferito Cisse come falso nove, spiegando che le qualità di Cisse si adattavano meglio ai difensori centrali avversari.
La promessa e i minuti non coincidono
Non è il caso di un allenatore che non ha mai detto nulla. A fine agosto, Sportmediaset riportava le parole di Amorim: Camarda doveva smettere di sentirsi la terza scelta e diventare la seconda, così da farsi trovare pronto quando fosse stato chiamato in causa. A luglio, dopo la doppietta di Camarda in amichevole contro il Celtic, Tuttosport raccoglieva le parole di Amorim, secondo cui Camarda sarebbe rimasto al club per questa stagione. Prima della trasferta di Europa League a Salisburgo, a metà ottobre, aveva detto che Camarda era pronto.
Ora confronta tutto questo con i dati. Secondo la Gazzetta, Camarda è scivolato dietro i falsi nove nella gerarchia. Ramos aveva giocato 744 dei 810 minuti disponibili prima di saltare la partita di Bournemouth. Lo stesso Amorim ha detto che la rosa è stata tenuta corta di proposito per dare spazio ai giovani. A nostro avviso, una rosa corta aiuta un giovane solo se l'allenatore lo utilizza davvero. Al momento la retorica e la gestione della rosa vanno in direzioni opposte.
E per un club le parole costano poco. Una frase gentile in conferenza stampa non costa nulla. Ottantuno minuti in campo, o in questo caso 69, sono l'unica moneta che un attaccante adolescente può davvero spendere.
Amorim non è il cattivo, ed è questo il problema
Sarebbe facile dare la colpa all'allenatore. Noi pensiamo che sia una scorciatoia pigra. Amorim ha detto di scegliere il giocatore più adatto a ciascun avversario, e la Gazzetta lo descrive come un tecnico che non va col pilota automatico. È un modo di lavorare difendibile. Anche Ramos non è stato prolifico: tre gol (uno su rigore) e un assist in quei 744 minuti, quindi sulla carta la concorrenza non è imbattibile.
Ma un allenatore che sceglie l'opzione migliore partita per partita è esattamente il motivo per cui un giovane attaccante di riserva può essere poco adatto a questo contesto. Il compito di Amorim è vincere la prossima partita. Far crescere Camarda è, a nostro parere, compito del club. Se la dirigenza tiene un giovane in una rosa in cui la logica da una gara all'altra dell'allenatore continuerà a lasciarlo fuori, ha affidato una decisione di lungo periodo a una di breve periodo.
Un prestito sarebbe stata la scelta onesta
Camarda ha trascorso la scorsa stagione al Lecce, un'esperienza che la Gazzetta definisce anch'essa discutibile, e secondo Sportmediaset lo stile di gioco e gli infortuni ne hanno rallentato la crescita. La nostra lettura è che il risultato sia una seconda stagione consecutiva di sviluppo limitato in un'età chiave, e questo è un rischio reale.
La Gazzetta inquadra bene questo rischio. Un attaccante che non sente la fiducia dell'allenatore può perdere fiducia in se stesso, e qui parliamo di un ragazzo abituato a segnare molto nelle partite giocate sotto la sua fascia d'età. Pensiamo che un prestito in una squadra dove sarebbe partito titolare ogni settimana avrebbe risolto il problema dei minuti. Lo avrebbe anche messo alla prova in modo onesto. Tenerlo come vice di Ramos ha dato al Milan la comodità di un nome e una comoda storia sulla fiducia nei giovani, ma non il lavoro vero.
C'è un controargomento legittimo. La rosa è corta, con tre infortuni di lunga durata secondo la Gazzetta, e Amorim potrebbe scegliere la prudenza con Ramos, che si è ripreso da un problema al polpaccio, e dare a Camarda una chance a Udine. Magari segna e questa intera rubrica sembrerà severa. Ne saremmo felici. Ma sperare in un buon filotto dopo un brutto ottobre non è un piano di crescita.
Il nostro verdetto
Il Milan ha tempo fino al mercato invernale per agire. Se Camarda non avrà presto vere partite da titolare, un prestito a gennaio dovrebbe essere sul tavolo, anche se contraddice la linea estiva secondo cui resta. Cambiare rotta è meglio che chiudere maggio, come avverte la Gazzetta, parlando di lui come di un progetto incompiuto. La politica giovanile non è ciò che un club dice in conferenza stampa. Sono i minuti che concede, e 69 su 900 sono la risposta.
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